Una macchina per stendere il calcestruzzo che…non esisteva
Dietro l’ostacolo spesso c’è un mercato da conquistare.
E l’ostacolo o si salta o…si aggira creando ex novo la soluzione: è il caso della macchina prototipo che ha consentito di realizzare il perimetro dei marciapiedi lungo il traforo del Monte Bianco.
Un’innovazione che non esisteva: il calcestruzzo veniva steso in modo lineare all’interno dei profili da squadre di operai che coprivano circa 200 metri al giorno.
La mia macchina era l’elaborazione del carrellone a cingoli di Neuson. E tagliava di netto il problema di fare il battifilo per capire dove stendere il calcestruzzo, compiere la stesura per tirare la base, contenere il
cordolo e non farlo spostare.
L’incentivo? La legge Tremonti, che offriva sgravi fiscali al mondo dell’edilizia e dava il la alla costituzione di intere zone industriali.
Il tempo di realizzazione era prezioso! E la nuova macchina rispondeva alle esigenze del mercato.
La Neuson era concepita per fare la stesura del terreno destinato a campi da tennis: applicai al carrellone un grande cassone a forma di imbuto, dove la betoniera riversava circa un metro cubo di cemento.
Tramite un nastro trasportatore il calcestruzzo andava a cadere in un cassero e veniva tenuto piano con una bolla elettronica posta al centro.
Dietro, avevo collocato una specie di ghigliottina azionata da pistone tramite impulso idraulico, a sua volta generato da impulso elettrico: un rilevatore laser della Moba, montato sulla macchina, consentiva di proiettare il raggio.
Risultato: grazie alla mia macchina venivano stesi circa 500 metri l’ora
anziché 200 al giorno. Così, con questo macchinario che offriva velocità e precisione massime, la Cossi costruzioni di Sondrio, un gigante, scelse me, piccolo e giovane artigiano, per realizzare le strutture dei marciapiedi del Traforo.
Avevo 26 anni.
